Introduzione all’argomento

Nella giornata internazionale della donna e nel mese dedicato alla nostra storia, mi sembra il momento giusto per parlarvi di femminismo intersezionale. È un argomento che mi sta molto a cuore e di cui parlo poco.

Oggi voglio introdurre il discorso di  quello che, secondo me, dovrebbe essere considerato l’unico femminismo: quello intersezionale.

Questo post sarà un introduzione all’argomento a cui seguirà una sorpresa.

“Il femminismo intersezionale è riconoscere che razza, religione, età, cultura, orientamento sessuale, sono tutti fattori importanti nella lotta per la liberazione, l’uguaglianza e l’equità”

Melanie Fey

Fin da piccola avevo le idee abbastanza chiare su cosa fosse il femminismo e cosa volesse dire essere femminista: per me voleva dire essere fiera di essere una donna, poter fare tutto ciò che volevo, anche le cose da maschi, e supportare tutte le mie amiche femmine. La dura realtà però degli anni ‘90/’00 mi metteva di fronte a una realtà diversa, era un lotta, essere femminista, ma era sconveniente per una ragazzina esserlo, perché le femministe, facevano casino, non tenevano il loro posto, odiavano gli uomini, non si volevano conformare a quello che era la “norma”. Già ero nera, se poi fossi stata pure femminista non avrei dovuto lamentarmi di fare fatica a integrarmi. Oltre tutte queste cose, negli spazi femministi italiani, non c’era spazio per le lotte di una donna nera, perché tanto loro lottavano anche per me.

Era la prima volta che sperimentavo due cose la white supremacy e il femminismo bianco.

Femminismo Bianco 

Il femminismo ha origine ufficialmente nell’800 con il movimento delle suffragette e del diritto di voto, ai tempi si chiamava movimento di emancipazione delle donne, aggiungo: donne bianche, eterosessuali, della classe sociale ed economica medio alta. Non c’era spazio per altro.

Il femminismo poi si evolve e la sua storia si suddivide in ondate che corrispondono all’incirca a generazioni diverse e nuove priorità, metodi e protagoniste.

Unico denominatore comune erano tutte lotte che prendevano in considerazione le donne bianche.

Nel femminismo che ho sperimentato non c’era spazio per la mia diversità, perché non ero bianca, non aveva niente a che fare il razzismo con la lotta femminista, era un altra cosa, qualcuna mi diceva, oppure cercavano di assimilare le loro esperienze alle mie. 

Il femminismo bianco è un insieme di convinzioni che consente l’esclusione di questioni che riguardano specificamente le diversità di altre donne. È il femminismo a cui gli altri devono adattarsi. È un modo di femminismo, che qualcuna ancora praticato, non vuole essere in nessun modo un accusa contro ogni singola femminista bianca. 

Crescendo ho cercato quindi di fare le mie lotte che venivano spesso relegate più al mio colore della pelle, anche se le esperienze di sessualizzazione potevano essere comuni a quelle di altre donne, c’era una matrice razzista che però non trovava spazio nel femminismo “normale”, e così diventavo sempre più arrabbiata, con gli uomini bianchi, con il sistema italiano e con le donne bianche che predicavano bene e razzolavano malissimo.

Il femminismo bianco si basa molto sull’uguaglianza, sulla lotta per ottenere politiche che aiutino le donne a integrarsi pienamente nel sistema, sociale ed economico. 

Il femminismo delle persone nere chiede giustizia cercando la totale trasformazione di un sistema pieno di difetti.  La risposta a questi bisogni è il pensiero e l’azione intersezionale.

Cos’è il femminismo intersezionale

Ognuno di noi ha una propria identità fatta di diversi elementi che influenzano il nostro modo di vivere e pensare, e le esperienze che facciamo. Siamo costituiti da elementi che fanno parte di noi, del nostro essere che non possiamo togliere, e che sono legate a diversi livelli di oppressione. Ad esempio: il razzismo per me non può essere separato dalle oppressioni di genere. La stessa cosa vale per una persona trans con disabilità: non può, e non deve scegliere quale parte della propria identità ha più bisogno.

Il termine femminismo intersezionale è stato usato per la prima con l’accezione che conosciamo oggi, dalla dottoressa Kimberlé Crenshaw, professoressa di diritto, nel 1989, spiegandolo come “un prisma per vedere il modo in cui varie forme di disuguaglianza spesso operano insieme e si esacerbano a vicenda. Dimenticavo di dire che Kimberlé Crenshaw era afro -americana

Perché il femminismo intersezionale

Conoscere e agire attraverso il femminismo intersezionale vuol dire riconoscere i contesti storici che circondano un problema, conoscere quali sono le condizioni e le oppressioni di altre donne. Le lunghe storie di violenza e discriminazione sistematica hanno creato profonde disuguaglianze che svantaggiano alcuni sin dall’inizio. Queste disuguaglianze si intersecano tra loro, ad esempio povertà, sistemi di caste, razzismo e sessismo, negando alle persone i loro diritti e le pari opportunità. Gli impatti si estendono attraverso le generazioni. L’intersezionalità è l’elemento che deve essere applicato a tutto il lavoro di giustizia sociale, un quadro che riconosce i molteplici aspetti dell’identità che arricchiscono le nostre vite e le nostre esperienze e che aggravano e complicano oppressioni ed emarginazioni.

Non possiamo separare le oppressioni multiple, perché sono vissute in modo intersezionale dalla stessa persona.

Conclusione

Spero che tu abbia trovato questa introduzione interessante. 

Sto preparando un po’ di sorprese a tema femminismo intersezionale: per la giornata contro il razzismo del 21 marzo ho deciso di creare una risorsa sul femminismo intersezionale e su come le persone bianche possono fare per migliorarlo. Lo invierò via mail il 21 marzo, quindi se lo vuoi ti conviene iscriverti qui sotto.

Mi piacerebbe sapere come hai vissuto, scoperto tu il femminismo, e quello intersezionale?

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